Tragedia aerea sulla Laga Un Douglas C47 si schianta a Cima della Laghetta nel 1960

Sono consapevole che tra i Monti della Laga si custodiscono ancora molti segreti. Si raccontano storie e leggende, si ammirano ruderi di stazzi e casupole nascoste dal muschio nei boschi, e poi ci sono fossi e fossetti che nascondono cascate e qualcosa di più. Partimmo da Preta, frazione del comune di Amatrice, facemmo un lungo giro di perlustrazione dell’area, che a noi interessava a livello escursionistico. Girammo in lungo e in largo fino ad arrivare al fosso di Malepasso. Una bellissima cascate si parava di fronte a noi e decidemmo di andarla a fotografare. Qualcosa colpì la nostra attenzione, tra le rocce c’era uno strano oggetto, anomalo, ci avviciniamo e in bella vista c’era un grosso carrello d’atterraggio di un aereo. Lo stupore fu tanto, ero a conoscenza di un incidente aereo sulla Laga, ma mai avrei pensato di trovare dei resti quasi integri. La curiosità si sapere tutto di quel carrello mi ha spinto a fare delle ricerche e ora vi racconto come è andata.

Era il 16 marzo del 1960, un C47, un Douglas bimotore matricola 43-48899 dell’aviazione militare americana si schianta sul fianco occidentale dei Monti della Laga, il punto d’impatto è stato localizzato 100 metri sotto Cima della Laghetta. Morirono tutti e quattro i componenti dell’equipaggio, e molti giornali italiani non scrissero dell’incidente, la ricerca l’ho concentrata sui giornali americani. Andiamo per ordine. Siamo nel 1960, nel pieno della guerra fredda, c’è lo scontro tra i due blocchi quello occidentale e quello orientale, NATO contro RUSSIA. C’era un’enorme spiegamento di armi nucleari dislocate nelle basi del  mediterraneo. Il controllo degli armamenti era affidato agli americani che avevano i codici di lancio delle testate nucleari. Come località per l’installazione dei missili fu scelta la Puglia, per la sua posizione orientale, più vicina al “nemico”; il quartier generale fu installato a Gioia del Colle dove i primi missili arrivarono dal febbraio al settembre 1960; oltre che a Gioia, i trenta missili furono schierati in altre nove postazioni, quasi allineate da nord-ovest a sud-est: Spinazzola, Gravina, Acquaviva delle Fonti, Altamura (due postazioni), Irsina, Matera, Laterza, Mottola. L’aereo partì dalla base di Aviano diretto alla base di Gioia del Colle, il carico top secret trasportato consisteva in una valigia con i codici di lancio delle testate nucleari nel mediterraneo. La rotta che seguì l’aereo fu anomala, invece di sorvolare l’Adriatico, sorvolò la dorsale appeninica.

La settimana prima dell’incidente le condizioni meteo italiane furono molto severe, in base alle carte meteo storiche, ci fu una settimana di freddo intenso nel centro Italia, le precipitazioni nevose furono intense e con accumuli notevoli. Il giorno del volo, il 16 marzo del 1960, provava a incunearsi una alta pressione, le temperature si rialzarono, a 850hpa (1400m) si registrava una temperatura di 6°C, e forte vento in quota, fu un breve specchietto di tempo stabile, probabilmente il vento in quota ha formato un cappello di nuvole sui Monti della Laga e il volo a vista notturno che aveva deciso di compiere il pilota è stato interrotto da un grossolano errore di valutazione. L’aereo si schianta sulla neve a oltre 2000 m. La notizia, chiaramente, in Italia non si diffuse prima del recupero dei codici di lancio. Alcuni giornali americani iniziano però a scrivere dell’incidente già dal giorno dopo.

17 marzo 1960, The Troy Record: un aereo americano da trasporto, con quattro uomini a bordo è sparito la scorsa notte durante un volo in Italia. Il comando dell’aviazione americana conferma essere un aereo C47 DAKOTA in volo da Aviano a Bari.

Dall’articolo del “The Bee” del 18 marzo si conferma ulteriormente l’ipotesi dell’incidente. Si attivano le ricerche a livello internazionale con più di 20 aerei, collaboreranno inizialmente l’aereonautica Iugoslava e l’aeronautica Italiana. Perlustrano tutto l’Adriatico e le sue coste senza esito, credendo avesse tenuto la rotta più scontata da seguire dalla base di Aviano, le operazioni di ricerca verranno interrotte per il cattivo tempo.

Vengono svelati i nomi dei componenti dell’equipaggio: Capitano Pilota Jess Edward Montgomery, Capitano Copilota Albert Joseph Henrion, Sergente e radio operatore Elmer Arthur Kludt e in ultimo Comandante aviatore Frantz Egidy.

Dopo quattro giorni di ricerca, domenica 19 marzo, fu localizzata la zona dell’impatto e il relitto del C47. L’aereo fu individuato, durante un volo di un Albatross HU-16 americano, a  100 metri sotto la cima della Laghetta. Mentre ai attivava tutta la macchina dei soccorsi, partiva dalla base di Wheelus in Libia il soccorso aereo americano del SAR diretto in Francia per un’operazione di recupero di un aereo con 19 uomini a bordo, ma l’importanza del carico del C47 fece dirottare sulla Laga il soccorso diretto in Francia. Si lanciarono diversi paracadutisti e un paio di medici, venne recuperata la valigetta con i codici e fu constatata la morte dei membri dell’equipaggio. Il giorno dopo furono recuperati tutti i corpi tranne quello del capitano Jess Edward Montgomery, che non si trovava.

All on-board were clearly deceased but the jump was required to locate and secure classified launch codes for all the missile squadrons scattered all over Europe. So critical was the securing these launch codes that the SC-54 rescue aircrew and pararescue team (58th ARS, Wheelus AB, Libya) that found the crashed C-47 in Italy was pulled from a crash location of a French Air Force Nord Atlas with 19 souls on board while on jump final to deploy the PJs.” Fonte MSgt (Retired) Robert L. Zontini, USAF Pararescue 1956-68, U.S. Army Special Forces 1968-1972, emails to author, 13 September 2007 and 18 February 2007

In Italia ora si può scrivere qualcosa sull’incidente.
“Il 20 marzo “L’Unità” scrive un articolo dell’incidente: Le falde del Terminillo sono in questi giorni attivamente perlustrate da pattuglie di carabinieri sciatori comandati dal brigadiere Basile, che ricercano l’aereo americano Averton 21 tipo C45, disperso da tre giorni. La zona delle ricerche si estende anche al massiccio del Terminillo, al monte La Meta e ad altre zone dell’appenino centrale. E’ difatti nell’ambito di questa regione che si ritiene sia scomparso l’aeroplano. I carabinieri sono stati ieri costretti a compiere il loro lavoro in condizioni di scarsissima visibilità per la nebbia che è stata particolarmente fitta nelle zone di Sella di Leonessa e Vallescura. Le condizioni atmosferiche sono comunque poco favorevoli in tutta l’area di ricerca. Particolari difficoltà hanno naturalmente creato le frequenti ed abbondanti precipitazioni di neve, che potrebbero fra l’altro aver ricoperto i resti dell’aereo. Le ricerche si svolgono anche sul versante settentrionale del Terminillo, dove qualche anno fa fu trovato il Sabena a bordo del quale viaggiava l’attrice Marcella Mariani.”

Il 22 marzo “La Stampa” scrive un articolo dell’incidente: “i resti di un aereo americano Averton 21 tipo C47, scomparso mercoledì scorso durante il volo di trasferimento da Aviano di Udine a Gioia del colle, sono stati ritrovati nella zona del Gran Sasso d’Italia. Tutti gli uomini che erano a bordo dell’aereo, sei militari, sono deceduti, I relitti sono stati avvistati dall’alto ieri mattina e precisamente sono stati individuati dall’ufficiale osservatore imbarcato su un quadrimotore delle forze armate Usa per la esplorazione aerea della regione montuosa Majella-Gran Sasso, dove appunto si riteneva che l’Averton fosse precipitato. Nel pomeriggio i rottami sono stati raggiunti da sette paracadutisti lanciatisi da un elicottero nelle vicinanze di Monte Cornillo, a sei chilometri sud.est di Amatrice, a cavallo tra il confine provinciale dell’Aquila e Rieti. Immediate notizie trasmesse via radio precisavano che gli uomini lanciatisi con il paracadute avevano toccato il suolo in mezzo a due metri di neve e che dopo una faticosa marcia avevano raggiunto i resti dell’aereo. I sei corpi dei componenti l’equipaggio erano sparpagliati tutt’intorno. Il velivolo è seminascosto dalla neve e i cadaveri orrendamente sfigurati e coperti di neve ghiacciata. Il freddo intenso, quasi 18° sotto zero, costringe i paracadutisti ad accendere immediatamente un gran fuoco mentre si cercava di comporre le salme di cui non si conoscono ancora i nomi. La notizia veniva immediatamente diffusa a Grottaglie e a Vigna di Valle e in tutti quei centri che avevano fatto levare in volo aerei alla ricerca del reattore scomparso per farli rientrare. Ora spetta alle squadre di soccorso di poter raggiungere la zona e completare il doloroso compito della rimozione delle salme e del loro trasporto a valle. Della colonna dei soccorritori fanno parte carabinieri di Rieti, dell’Aquila, di Amatrice e di Campotosto, ove è stato fissato il quartier generale dell’opera di soccorso, agenti di pubblica sicurezza di Rieti e dell’Aquila, Vigili del Fuoco di Teramo, sciatori della zona e molti volontari. Anche due sacerdoti si sono uniti ai soccorritori. Le colonne che sono partite da Campotosto al comando del capitan Mattarelli, comandante la compagnia carabinieri dell’Aquila, hanno incontrato notevoli difficoltà a causa della nebbia e della neve e si sono dovute fermare in località Monte Laghetta a quota 1020 ritornando a Campotosto da dove riprendono stamane le ricerche. La zona ove l’aereo militare è caduto ha degli scoscendimenti che solo a piedi è possibile superare. Si notano degli sbalzi di quota che vanno da 900 fino a 1200 metri.”

Il 31 maggio fu recuperato il corpo del pilota Jess Edward Montgomery, sbalzato a oltre 180 metri dall’aereo, e la salma giunse ad Indianapolis il 12 giugno.

Questa è una probabile ricostruzione degli eventi di quei giorni, e la testimonianza sono il carrello d’atterraggio dell’aereo e i diversi pezzi della carlinga che ho recuperato lungo il torrente. Le seguenti foto risalgono a novembre del 2014, e fatte dal sottoscritto.

AGGIORNAMENTO

Ho trovato altri articoli tratti dal Corriere della Sera:

Ancona 16 marzo, notte. Dalle 11.40 di stamane non si hanno notizie di un aereo – un “D.C.47” – partito da Aviano (Udine) e diretto a gioia del Colle (Bari). Ciò fa temere che l’apparecchio sia precipitato in mare. Alle 11.40 l’aereo aveva sorvolato il cielo della nostra città a 7500 metri di quota, diretto verso l’aeroporto pugliese, che lo ha atteso inutilmente per oltre due ore. E’ quindi scattato il dispositivo di emergenza: tutte le unità navali del dipartimento marittimo dell’adriatico sono uscire in perlustrazione. A mezzo delle radio costiere sono stati avvertiti anche i comandanti dei piroscafi in navigazione nel Medio e Basso Adriatico nonché i motopescherecci delle flottiglie marchigiane e abruzzesi. Le ricerche si sono protratte fino a questa sera, con esito negativo. LE operazioni verranno riprese domani all0alba, Si presume che si tratti di un aereo militare, ma il massimo riserbo viene mantenuto da pare competente.

 
Teramo, 21 marzo. Dalle 3 di questa notte, forze di polizia, carabinieri e vigili del fuoco di Teramo sono in movimento per raggiungere Monte della LAghetta a sud di Amatrice, dove è stato localizzato il relitto del “Douglas C.47” americano. Da Poggio Cancelli, dove funzionano il comando ricerche e un centri radio, in collegamento con i mezzi aerei di Vigna di Valle, sono partite sul far del giorno pattuglie munite di radio da campo. Altre pattuglie sono partite dal versante di Amatrice. Il compito delle pattuglie è quello di mettersi n contatto con sei militari americani paracadutati ieri pomeriggio nei pressi dei rottami è reso arduo dalla presenza della neve, che in alcuni punti raggiunge un metro e mezzo e dalla fitta nebbia. I militari USA in attesa delle forse di soccorso, vegliano le sei salme di membri dell’equipaggio del “C.47”. Fino alle 10.30 di stanotte nessuna pattuglia ha potuto raggiungerli.
 
Teramo 21 marzo, notte. Giornata infruttuosa, quella di oggi per le pattuglie partite alle prime luci dell’alba dal comando ricerche di Campotosto e Poggio Cancelli, nel tentativo di mettersi in contatto con i cinque militari americani paracadutati insieme con un medico, ieri pomeriggio nei pressi del relitto del Douglas C47 americano. LA cattiva visibilità e una bufera di neve hanno impedito alle squadre di soccorso di raggiungere il luogo della sciagura a 2300 metri di quota in una zona impervia del Monte Gorzano. L’elicottero costretto, ieri pomeriggio, ad atterrare ad Amatrice, aveva questa mattina in un momento di breve schiarita, potuto dare la posizione ancor già esattamente in ieri, riuscendo a segnalarla anche a mezzo di razzi alle pattuglie in movimento. MA subito dopo, come si è detto, il maltempo ha impedito la continuazione delle ricerche. Qualche preoccupazione si nutre questa sera per la sorte dei paracadutisti americani che da domenica si trovano isolati fra le nevi accanto alle salme dei sei aviatori periti nella sciagura. I paracadutisti sono alla seconda notte di bivacco con una temperatura molto rigida. Per questa ragione, il comando delle squadre di ricerca intensificherò domani gli sforzi, con maggiori mezzi aerei e con la partecipazione di altri militari che da Amatrice, Poggio Cancelli, Valle Vaccaro, Preta, Cervaro e Cesacastina, cioè da tutti e tre i versanti, quello reatino, aquilano e teramano, cercheranno di raggiungere i rottami dell’aereo per il recupero delle salme e per ricondurre alla base la pattuglia paracadutata sul posto.
 
Teramo 22 marzo, notte. Verso mezzogiorno, pattuglie di carabinieri provenienti da Cesacastina, nel versante teramano, hanno raggiunto i resti dell’apparecchio americano “C.47” giacente a quota 2300 metri sul Monte Gorzano. Un grosso elicottero americano, intervenuto in appoggio ai mezzi aerei di Vigna di Valle, ha potuto più tardi atterrare sul posto provvedendo a trasportare ad Amatrice sia i sei militari americani paracadutati, sia le salme dei componenti l’equipaggio dell’aereo caduto.
 

6 comments

  • Nella zona ho visto un carrello molto simile a quello fotografato…

  • Ciao Achille, è sicuramente quello che ho fotografato…. poi se c’è anche l’altro non lo so…. 🙂

  • Più in alto c’è anche un pezzo di motore. Ieri scalando da quelle parti l’abbiamo fotografato. Se mi mandi una mail ti giro lo scatto. Bella ricostruzione

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