Le Locce e le Condole Un tuffo nel passato del Gran Sasso

Se camminare non è più il modo principale di spostarsi per la quasi totalità degli occidentali, neanche per i tragitti più banali, possiamo però far trionfare il camminare come attività del tempo libero per la ricerca di tranquillità, silenzio, contatto con la natura e scoperta di antichi luoghi ricchi di storia. L’Abruzzo è ricco di luoghi del tempo. Vi porto alla scoperta di un territorio, un tempo gestito dagli ordini benedettini dei Cistercensi, vicino a Santo Stefano di Sessanio. Siamo nel parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, è ora di tuffarci indietro nel tempo, torniamo nel medioevo, nel XII sec.

Dall’XI secolo alla prima metà del XII secolo, l’Europa visse un periodo di grande modernizzazione. L’affinamento delle tecniche agricole permise di aumentare la produzione di generi alimentari, sollevando la popolazione dalla scarsità di cibo e permettendo un incremento demografico.

Ripresero i commerci e si svilupparono i villaggi e le città quali sedi di mercati. Ci fu una ripresa dell’attività edilizia, affinando le tecniche costruttive anche in luoghi disagiati.

Tra i monti e le conche abruzzesi, l’attività della pastorizia era già molto diffusa nel XI sec. Assai praticata dagli abitanti del luogo, specialmente la “transumanza verticale”, dal monte alla pianura. Con l’arrivo della cultura cistercense nel XII sec. si ampliò lo spettro delle attività commerciali, amplificando la transumanza oltre i confini, ed incrementando l’attività agricola.

Il tutto doveva essere gestito da imprenditori, i monaci cistercensi. L’azione mediatrice e pragmatica dei Benedettini in genere e dei Cistercensi in particolare riescono a creare un nesso tra cultura e popolo. Con l’ausilio di strutture idonee a contenere, accogliere e lavorare tutti i frutti di queste attività il loro scopo fu raggiunto con molta facilità. Il quartier generale era nella  Grangia di Santa Maria del Monte, posta più in alto, gestita quindi dai monaci, e più in basso invece hanno ben pensato di creare strutture più spartane per l’accoglienza e il ricovero dei pastori e più lussuose per i monaci. Tra Santo Stefano di Sessanio e la piana di Campo Imperatore si nasconde una piccola conca carsica, l’attuale Piano delle Locce, un luogo che ci porta a sognare un’antica civiltà.

Il piano delle Locce  faceva parte dell’organizzazione pastorale dei cistercensi di S.Maria di Casanova, ai margini del pianoro c’è l’avamposto della grangia superiore e ci posizionarono la grancia di Santa Maria ad Carvons o ai Carboni.

Essa aveva la funzione di gestire le coltivazioni di legumi, cereali e foraggi ma sempre con un ruolo secondario alla pastorizia di primaria importanza, favorita dai cistercensi. Fu tanto florida questa attività tale da creare piccoli villaggi agro-pastorali trogloditi tutt’attorno la conca. Si scavano così le Locce.

Le Locce sono grotte, ricavate nei morbidi pendii dei colli laterali del pianooro. Si tratta di ricoveri un tempo utilizzati dai pastori-agricoltori che salivano tra le montagne dai paesi di fondovalle. Durante la transumanza verticale estiva, le greggi salivano ai pascoli in quota e i pastori che le accompagnavano utilizzavano il tempo per coltivare i campi d’altura. Esse non sono strutture, bensì  profonde  grotte scavate nei terreni più morbidi. Lunghe tra gli 8 e i 15 metri, alte quanto basta per non sbattere la testa, alcune presentano stanze laterali e diramazioni. Gli ingressi sono realizzati in pietra a secco, con muri laterali che penetrano per qualche metro dentro  a contenimento del terreno laterale. Ogni varco è munito di architrave. Le Locce furono utilizzate in diversi modi, dimore notturne per gli uomini, stazzi coperti per le pecore e gli altri animali da pascolo, magazzini per le provviste e per gli attrezzi agricoli e pastorali. Siamo in presenza di un autentico villaggio agro-pastorale d’altura destinato al popolo.

Ad un miglio dalla chiesa di Santa Maria ai Carboni, i monaci avevano creato il loro quartiere residenziale invernale, strettamente collegato alle Locce e alla grangia di Santa Maria del Monte. Loro risiedevano, in inverno, nelle Condole.

L’architettura è più evoluta delle Locce. In ogni modo i fabbricati non forzano il tipo edilizio locale, ma lo potenziano sfruttandone nel contempo gli accorgimenti che dovevano essere stati la risultante di secolari esperienze. E’ una manifestazione tipica, quella delle “Condole” della ideologia costruttiva dei Cistercensi che, come dice la Romanini “Non ci pone di fronte a schemi fissati una tantum e dunque preesistenti, in un certo senso con carattere di leggi “apriori”, alla novità dei singoli edifici. Ma piuttosto a schemi che nascono in uno con l’edificio, piegandosi con naturalezza quasi organica al tipo di terreno e all’andamento del paesaggio, al materiale e alle tecniche usate, al gusto dell’architetto e alle diverse cadenze del dialetto architettonico”.

Sono visibili e visitabili quattro Condole e una cappella. Tutte hanno una pianta regolare rettangolare, metà del loro volume è interrato. I muri controterra, spessi oltre il metro, si ergono oltre i sei metri a sostegno della volte a botte che chiudeva la struttura. Tutte a due piani, con il piano terra riservato al bestiame e quello superiore ai monaci. Architettura solida e ben realizzata in pietra giuntata a malta.

Luogo incredibile, che ne dite? un tuffo nella storia pastorale e agricola dell’Abruzzo medievale, un tuffo nell’architettura cistercense, un viaggio nel tempo che potete concludere con la visita della grangia di Santa Maria del Monte.

Dove: Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Comune: Santo Stefano di Sessanio
Bellezza:
Difficoltà:

2 comments

  • Complimenti x testo e foto , vorrei andare a visitare , con precisione come posso raggiungere?

  • Ci si arriva dalla strada del campeggio di Santo Stefano di Sessanio, la segui fino a quando non vedi un grosso pianoro, il piano delle Locce. Ci scendi e ti divertirai 😉

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