La nuova Fonte Grotta, la risorgenza La seconda grotta del Monte Camicia

Il massiccio del Gran Sasso presenta una notevole quantità di indizi carsici, doline, campi solcati, polje, inghiottitoi ed altro. Ma alla notevole presenza di queste forme di carsismo superficiale non corrisponde un altrettanta notevole presenza di carsismo ipogeo. Si ipotizza, nell’ambiente della geologia e della speleologia, l’esistenza di un sistema ipogeo, ai piani bassi di Campo Imperatore, di difficile accesso. C’è una mancata connessione tra l’esterno e l’interno di questi ambienti, gli strati alluvionali probabilmente hanno chiuso gli accessi dai piani mentre i fianchi della montagna sono ammantati da cospicue coltri detritiche, gli ingressi probabilmente ci sono ma bisogna trovarli. Nel massiccio sono conosciute ed accatastaste, pochissime grotte, una decina se non erro, tra le quali spiccano per importanza Grotta a Male e Fonte Grotta. La seconda era l’unica grotta conosciuta nel Monte Camicia, fino al giorno 21 aprile 2016. Vi spiego tutto.

Giovedì 21 aprile, primo pomeriggio, ero alla Miniera di Bitume alle spalle di Fonte Vetica e ai piedi di Monte Camicia, nella piana di Campo Imperatore. Il mio obiettivo era di fare foto al tramonto, ma una volta giunto sul posto, il cielo si vela, con nubi che non lasciano penetrare più un filo di luce. Mi dovevo riorganizzare per far fruttare il pomeriggio alla piana. Mi ricordavo che poco sopra la miniera e poco sotto la cima di Monte Camicia c’era una grotta chiamata Fonte Grotta, ma non sapevo minimamente dove fosse, apro la carta escursionistica e calcolo il dislivello, 300m, e decido che si può fare. L’altra incognita era la ricerca sotto le pareti di faglia del monte Camicia. Mi incammino, sono nella valle della miniera, cavalcando il crinale erboso centrale mi inerpico su, un po’ svogliatamente, mi guardo intorno alla ricerca di qualche indizio ma non noto nulla, l’idea di rinunciare è sempre in agguato. Giungo ai piedi della falesia, siamo sulla zona di contatto realizzato da una faglia a basso angolo, affiorante alla base delle rupi, che mette a contatto la Corniola con le Dolomie Bituminose, rappresentate dalla fascia detritica alla base delle rupi. Finito il crinale mi lancio sulla parete della falesia, come quando si gioca a “un due tre stella”, ma non vedo sentieri, tracce, nulla. C’è un po’ di neve residua ai piedi della falesia, è a pochi metri da me, mi avvicino e noto una finestra d’accesso tra le rocce…

Indosso la mia fedele lampada frontale ed entro, (nessuno sapevo che fossi lì). Sembra una bella grotta. Illumino l’interno. Non era nuovo per me l’ambiente ipogeo, ma in questa grotta mi cattura qualcosa, subito, appena entrato, la scenografia, la luce  che entrava dalla finestra, i colori giallo e bianco delle concrezioni, i laghetti, i disegni della roccia nella parte attiva, qualcosa insomma mi incuriosisce. Piazzo il cavalletto e la reflex e mi diverto a fare foto. Decido di salire alla prima saletta, lo spettacolo che mi si presenta è emozionante,  la presenza di stalattiti, stalagmiti, capelli d’angelo, crolli di roccia, calcificazioni, mi lasciano incantato. Rimango dentro un’ora buona. Entro per i primi 40 metri, la mia lampada illumina molto più giù, la grotta è lunga ma non vado oltre essendo inesperto, evito possibili incidenti. Finisco la visita e torno a casa, con l’idea di aver visitato la grotta di Fonte Grotta.

Mi informo, vedo le foto di chi è stato prima di me e non coincidono. Mi informo ulteriormente e la grotta non è accatastata. Dopo un mese dalla mia visita, si appura che è stata visitata, l’estate prima, solo dalla Scienza universitaria de L’Aquila, ed erroneamente mai divulgata e comunicata a chi di dovere, lasciata alla mercè di tutti con il rischio di “essere distrutta” e sinceramente non ne comprendo il motivo.  Ve la faccio vedere io, ma ad un patto, io la faccio vedere, e voi la dovete proteggere. Non vorrei avere il merito di averci fatto entrare gli stolti, rispettate ciò che abbiamo di bello. L’arrivo è impegnativo e pericoloso, dall’alto cadono massi (obbligo l’uso del casco di protezione) di ogni genere ed il terreno cede facilmente sul vallone. Bisogna fare attenzione, e soprattutto andateci con gli esperti, l’ambiente ipogeo non funziona come l’ambiente esterno, un incidente al suo interno può diventare un problema molto serio. E’ una grotta vergine, contaminata solo da escrementi animali e una talpa morta, l’ingresso di umani potrebbe rovinare irrimediabilmente l’habitat.

Questa nuova grotta dovrebbe essere chiamata “La sorella di Fonte Grotta” o semplicemente “Fonte Grotta” , presenta le stesse caratteristiche della prima Fonte Grotta. La prima fu esplorata integralmente nell’estate del 1973 dal Circolo Speleologico Romano. Sono simili tra loro, presentano le stesse caratteristiche geologiche, sono entrambe parte della risorgiva, la più alta dell’Appennino 2050m. Si aprono sul versante meridionale del Monte Camicia, la loro importanza è dovuta a tale caratteristica e al loro sviluppo di diverse centinaia di metri. La risorgiva è alimentata dai nevai del Monte Camicia, in grado di tenere attivo costantemente il sistema idrico. Le cavità si sono formate lungo il contatto ad andamento suborizzontale fra il calcare liassico profondamente fessurato sovrastante ed un orizzonte di scisti bituminosi praticamente impermeabile. La direzione prevalente delle gallerie è SW-NE, cioè verso al vetta di Monte Camicia. L’andamento è in costante leggera ascesa. Le due grotte hanno internamente dimensioni ridotte che tendono sempre più a restringersi andando verso il fondo. Il Fondo è sempre occupato da laghetti, piccoli sbarramenti stalagmitici.

Dove: Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Comune: Castel del Monte (AQ)
Terreno geologico: calcari del Lias Medio
Sviluppo parziale: 150m
Dislivello parziale: +6m
Long:  13° 43.126’E
Lat:  42° 25.903’N
Bellezza:
Difficoltà: 

One comment

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